“Scavalco condiviso”: esclusione dal divieto temporaneo di assunzione ex art. 9, comma 1-quinquies, del Dl. n. 113/2016

“Scavalco condiviso”: esclusione dal divieto temporaneo di assunzione ex art. 9, comma 1-quinquies, del Dl. n. 113/2016

Nella Delibera n. 10 del 29 maggio 2020 della Corte dei conti Autonomie, la questione controversa riguarda problematiche interpretative concernenti l’art. 9, comma 1-quinquies, del Dl. n. 113/2016, convertito dalla Legge n. 160/2016, che prevede il temporaneo divieto di assumere nuovo personale qualora l’Ente territoriale non abbia approvato nei termini di legge i bilanci di previsione, i rendiconti e il bilancio consolidato, o non abbiano inviato, entro 30 giorni dal termine previsto per l’approvazione dei medesimi, i relativi dati alla “Banca-dati delle Amministrazioni pubbliche”. La Sezione Autonomie ha affermato che il divieto contenuto nell’art. 9, comma 1-quinquies, del Dl. n. 113/2016, convertito dalla Legge n. 160/2016, non si applica all’istituto dello “scavalco condiviso” disciplinato dall’art. 14 del Ccnl. del Comparto Regioni–Enti Locali 22 gennaio 2004 e dall’art. 1, comma 124, della Legge n. 145/2018, anche nel caso comporti oneri finanziari a carico dell’Ente utilizzatore. Infatti, nello “scavalco condiviso”, il lavoratore mantiene il rapporto d’impiego con l’Amministrazione originaria, rivolgendo solo parzialmente le proprie prestazioni in favore di un altro Ente, nell’ambito dell’unico rapporto alle dipendenze del soggetto pubblico principale. Quindi, quand’anche la Convenzione sottoscritta fra le Amministrazioni preveda una ripartizione del carico finanziario della spesa complessiva, già in essere per il dipendente, attribuendone una quota parte in capo all’Ente utilizzatore, la fattispecie in esame non può mai integrare la costituzione di un nuovo rapporto di impiego per la mancanza di un vincolo contrattuale diretto tra l’Ente che si avvale delle prestazioni “a scavalco” ed il lavoratore, trattandosi di un modulo organizzativo di condivisione del personale fra Amministrazioni pubbliche. Mancano dunque i presupposti ritenuti essenziali ed ineludibili dal Legislatore per l’operatività del divieto previsto dall’art. 9, comma 1-quinquies, del Dl n. 113/2016, né la norma può essere applicata in via analogica a casi non espressamente previsti dalla disposizione.


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