Società partecipate: la Corte Lombardia interviene sui compensi per la partecipazione di dipendenti pubblici ai Cda

Società partecipate: la Corte Lombardia interviene sui compensi per la partecipazione di dipendenti pubblici ai Cda

Nella Delibera n. 325 del 25 novembre 2014 della Corte dei conti Lombardia, un Sindaco ha formulato una richiesta di parere avente ad oggetto i compensi assembleari attribuiti per la partecipazione di dipendenti pubblici ai Consigli di amministrazione. La Sezione richiama il testo dell’art. 9, comma 2-bis, del Dl. n. 78/10, introdotto dalla Legge di conversione n. 122/10 che, dopo le modifiche apportate dall’art. 1, comma 456, della Legge n. 147/13, così recita: “A decorrere dal 1° gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2014 l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle Amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del Dlgs. n. 165/01, non può superare il corrispondente importo dell’anno 2010 ed è, comunque, automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio. A decorrere dal 1° gennaio 2015, le risorse destinate annualmente al trattamento economico accessorio sono decurtate di un importo pari alle riduzioni operate per effetto del precedente periodo. Le Sezioni Riunite della Corte dei conti si sono espresse sulla latitudine operativa della disposizione con la Delibera n. 51/11, dalla quale la Sezione evince come le risorse da assoggettare a contenimento siano, in primo luogo, quelle che confluiscono, in virtù dei vari Contratti collettivi nazionali di Comparto, nel “Fondo per la contrattazione decentrata”. Infatti, la Sezione ha affermato che l’art. 9, comma 2-bis, in esame è disposizione che, in via di principio, non ammette deroghe o esclusioni, in quanto la regola generale voluta dal Legislatore è di porre un limite alla crescita del trattamento accessorio spettante ai dipendenti degli Enti pubblici. Di recente, la Sezione delle Autonomie, con la Deliberazione n. 26/14, ha aggiunto un importante tassello all’interpretazione del disposto normativo, precisando come la disciplina dell’art. 9, comma 2-bis si applichi, sia alle risorse del bilancio imputate al2Fondo per la contrattazione integrativa”, quanto alle risorse direttamente stanziate nel bilancio dell’Ente e destinate al trattamento accessorio del personale (nello specifico, a copertura degli oneri relativi all’indennità di posizione organizzativa nei Comuni privi di personale dirigenziale). Infatti, afferma la Sezione, che la disposizione di cui all’art. 9, comma 2-bis, è inserita in un complesso di norme volte a perseguire analoghi obiettivi di riduzione della spesa di personale, la cui funzione pratica, con riferimento alle componenti del trattamento accessorio, si traduce in un rafforzamento del limite posto alla loro crescita complessiva a garanzia del contenimento della dinamica retributiva del personale. Tale norma è da considerare, di stretta interpretazione e non consente limitazioni del suo nucleo precettivo. La Sezione, anche alla luce di quanto recentemente affermato dalla Sezione delle Autonomie nella Deliberazione n. 26/14, ritiene di confermare il predetto orientamento, in ragione dell’esposta ampia latitudine applicativa del precetto posto dall’art. 9, comma 2-bis, del Dl. n. 78/10. Inoltre, non sembra ricorrere nello specifico il presupposto, valorizzato dal Comune istante, dell’integrazione delle risorse del Fondo a mezzo di finanziamenti finalizzati provenienti da soggetti terzi (che, per inciso, nella parallela materia dei tetti posti all’ammontare complessivo della spesa di personale, sono stati limitati solo a quelli provenienti dall’Unione europea o da privati). Si tratterebbe infatti di risorse che l’Ente Locale incassa da una Società partecipata, che consegue parte preponderante, se non totalitaria, del proprio fatturato da commesse direttamente affidate dallo stesso Ente pubblico socio (e/o dagli Enti soci) o da servizi erogati alla cittadinanza in virtù di un provvedimento di concessione direttamente attribuito dall’Ente socio (e/o dagli Enti soci).



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