“Spending Review”: il punto della Corte sui limiti di spesa di personale

“Spending Review”: il punto della Corte sui limiti di spesa di personale

Nella Delibera della Corte dei conti Lombardia n. 157 del 15 aprile 2014, pubblicata il 5 novembre scorso sul sito della Corte dei conti, un Sindaco chiede un parere in merito all’interpretazione dell’art. 92, comma 28, del Dlgs. n. 78/10. In particolare il rappresentante dell’ente chiede se:

1)      in base alla normativa del limite di spesa per il lavoro flessibile è necessario considerare la spesa effettivamente versata ovvero la spesa giuridicamente prevista,
2)      oppure in considerazione dell’esiguità della spesa sostenuta nell’anno 2009 è possibile fare riferimento alla media sostenuta per le stesse finalità nel triennio nel triennio 2007-2009,
3)      oppure in caso di sostituzione di maternità è possibile ampliare l’orario di un LSU di 16 ore settimanali a carico del Comune, senza che tale spesa venga computata nel limite del costo per il lavoro flessibile.

La Sezione, in riferimento al primo quesito statuisce come regola generale, ove si tratta di valutare le componenti che compongono la spesa del personale, va considerata la spesa sostenuta dall’ente. Ciò risulta, prima di ogni altra considerazione, dalla lettera della legge, che si riferisce alle spese sostenute, oltre che dalla ratio della stessa, che si rinviene nella necessità di assicurare una reale riduzione della spesa per il personale, che rappresenta una delle principali voci di costo per le Pubbliche Amministrazioni. Con specifico riferimento ai limiti complessivi della spesa per il personale, ciò è stato affermato nella Delibera n. 27/13 delle Sezioni Autonomie. In particolare, in quella sede la Sezione Autonomie ha precisato che il ricorso a finzioni giuridiche che considerino virtualmente esistente, nell’anno di riferimento, la spesa solo programmata non appare esperibile alla luce di una rigorosa interpretazione delle norme, in quanto potrebbe dimostrarsi una modalità elusiva della disposizione di legge “ponendo a raffronto due aggregati non omogenei, relativi l’uno alla spesa virtuale e l’altro a quella effettiva”.

Per quanto riguarda il secondo quesito la Sezione afferma che la disposizione prevede espressamente che il parametro di riferimento sia da individuare nella spesa sostenuta nel 2009 e specifica che qualora non siano state sostenute spese per le finalità indicate nell’anno 2009 possa farsi riferimento alla media sostenuta per le stesse finalità nel triennio 2007/2009. Infine, per quello che riguarda il terzo quesito la sezione rileva che ove si tratta di valutare le componenti che compongono la spesa del personale, va considerata anche quella sostenuta per la sostituzione di dipendenti assenti per maternità, sia ai fini dei limiti complessivi (art. 1, commi 562 e 557 della Legge n. 296/06, art. 14, comma 9 della Legge n. 122/10) che di quello di cui si discute, previsto per le assunzioni a tempo determinato e per le altre forme di lavoro flessibile (art. 9, comma 28 del Dl. n. 78/10). Il richiamato margine di adattamento che la norma riconosce, a partire dal 2013, agli Enti Locali per le assunzioni strettamente necessarie a garantire l’esercizio dei compiti di polizia locale, di istruzione pubblica e del settore sociale nonché per le spese sostenute per lo svolgimento di attività sociali mediante forme di lavoro accessorio di cui all’art. 70, comma 1, del Dlgs. n. 276/03, consente la sostituzione di un dipendente assente per maternità solo se l’operazione è finalizzata a svolgere le funzioni espressamente indicate nella disposizione in commento. In quest’ultimo caso, oltre alla necessità di motivare puntualmente circa la sussistenza dei presupposti previsti dalla legge, dovrà comunque essere rispettato il tetto posto dalla disposizione in commento (spesa complessiva non superiore alla spesa sostenuta per le stesse finalità nell’anno 2009).


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