“Spending Review”: per la Corte lombarda ci sono margini di flessibilità per i singoli Comuni nel raggiungere i risparmi loro richiesti

“Spending Review”: per la Corte lombarda ci sono margini di flessibilità per i singoli Comuni nel raggiungere i risparmi loro richiesti

Nella Delibera n. 334 del 26 novembre 204 della Corte dei conti Lombardia, un Sindaco chiede se possa in qualche modo derogare al vincolo di riduzione di spesa disposto dal Dm. Interno 4 settembre 2014, adottato sulla base dell’art. 47, comma 8, del Dl. n. 66/14, convertito con modificazioni dalla Legge n. 89/14. In particolare, i commi 8 e seguenti di detto art. 47 introducono un’articolata manovra di finanza pubblica volta nel complesso ad operare un contenimento della spesa degli Enti Locali. Sulla base di tali previsioni, i Comuni devono assicurare, tramite la riduzione di determinate spese legislativamente indicate (spesa per beni e servizi, spesa per autovetture, spesa per incarichi di consulenza, studio e ricerca e per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa), un contributo alla finanza pubblica pari a 375,6 milioni di Euro per l’anno 2014 e 563,4 milioni di Euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017. A tal fine, il “Fondo di solidarietà comunale” è corrispondentemente ridotto. Secondo la previsione normativa, poi, gli importi delle riduzioni di spesa per ciascun Comune sono determinati, sulla base dei criteri legislativamente predeterminati, con Decreto del Ministro dell’Interno. Gli importi e i criteri stabiliti nel Dl. possono essere modificati per ciascun Comune, a invarianza di riduzione complessiva, dalla Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali, sulla base dell’istruttoria condotta dall’Anci. Nel caso di specie, l’istruttoria svolta dall’Anci è stata approvata dalla Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali in data 5 agosto 2014. Tale complessiva disciplina introduce una forma di concorso del Sistema della Autonomie al complessivo obiettivo del contenimento della spesa pubblica, concorso in più occasioni definito doveroso dalla stessa giurisprudenza costituzionale. È dunque evidente che l’obiettivo stabilito nel citato Dm. 4 settembre 2014 deve essere comunque conseguito dall’Ente, dato che l’effettiva realizzazione di ogni singolo obiettivo di riduzione della spesa, specificato per ciascun Comune, si rivela intrinsecamente funzionale al raggiungimento del complessivo risultato a cui tende la descritta manovra. Peraltro, la stessa disciplina legislativa descritta contiene elementi di flessibilità che permettono di contemperare il raggiungimento dell’obiettivo stabilito con le specifiche necessità di ogni singolo Ente: per espressa previsione normativa, i Comuni possono infatti rimodulare o adottare misure alternative di contenimento della spesa corrente al fine di conseguire risparmi comunque non inferiori a quelli derivanti dall’applicazione della disciplina legislativa che si sta descrivendo. Al contempo, resta sempre nella disponibilità dell’Ente anche l’opzione per una riorganizzazione dei servizi erogati ovvero per l’individuazione di forme di gestione associata degli stessi che, tenendo conto delle specifiche necessità del singolo Ente Locale, ottimizzino la relativa spesa conformemente agli obiettivi posti dall’intero sistema legislativo. Di tali enunciati il Comune richiedente terrà dunque conto nella valutazione della fattispecie concreta di applicazione del quadro normativo determinato dall’entrata in vigore dell’art. 47, comma 8, del Dl. n. 66/14, convertito con modificazioni dalla Legge n. 89/14 e della connessa disciplina attuativa.


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