Tracciabilità dei flussi finanziari: l’aggiornamento delle “Linee guida” Anac alle novità legislative

Tracciabilità dei flussi finanziari: l’aggiornamento delle “Linee guida” Anac alle novità legislative

E’ stata pubblicata sulla G.U. n. 160 è dell’11 luglio 2017 la Delibera Anac n. 556 del 31 maggio 2017, avente ad oggetto l’aggiornamento della già nota Determinazione n. 4/2011 recante “Linee guida” guida per la corretta applicazione della disciplina sulla tracciabilità dei flussi finanziari.

Nell’impianto generale le “Linee guida” sono sostanzialmente riconducibili alle precedenti.

Anzitutto, il perimetro soggettivo e oggettivo di applicazione della disciplina: si conferma che sono tenuti al rispetto della disciplina tutti i soggetti richiamati dall’art. 3, comma 1, del Dlgs. n. 50/16 (lett. da “a” ad “o”). Quindi, tutte le stazioni appaltanti, anche ove non siano Amministrazioni ma privati (es., Concessionari di lavori o servizi, imprese pubbliche, privati in casi peculiari, ecc.).

Sull’ambito oggettivo invece occorre fare talune specifiche. Si conferma che la disciplina riguarda tutti gli affidamenti di lavori, servizi e fornire, in appalto o in concessione, regolati dal Dlgs. n. 50/16: tuttavia, è doveroso rimarcare che la disposizione non soffre alcuna eccezione a seconda dell’importo dell’affidamento, né della modalità di esso (ad esempio, anche per un affidamento diretto di modico valore occorre acquisire il Cig).

Si sottolinea altresì l’importanza di considerare l’intera “filiera” delle imprese impegnate in un appalto o concessione: con ciò intendendosi tutte le imprese titolari di subappalti, subcontratti, ecc.

Il tema è ovviamente da leggere in combinato rispetto alle intervenute modifiche in materia di subappalto, ai sensi dell’art. 105 del Dlgs. n. 50/16: in particolare, con riferimento alle forniture, dove spesso l’affidatario vende prodotti che acquista da altro soggetto (cosicché quest’ultimo appartiene a pieno titolo alla “filiera” rilevante ai fini della tracciabilità), ne consegue che la disciplina del subcontratto viene in speciale rilievo, chiamando le Amministrazioni a controlli più puntuali sulla sussistenza di simili situazioni (consentite, ma previa comunicazione del subcontraente all’Ente) in fase esecutiva.

Analoghe considerazioni valgono in relazione all’innovativa disposizione inserita dal “Correttivo” al “Codice Appalti” all’art. 105, comma 3, lett. c-bis), ovvero le imprese che mantengono con gli affidatari “contratti continuativi di cooperazione, servizio e/o fornitura sottoscritti in epoca anteriore all’indizione della procedura”: per questa tipologia di rapporti infatti la disposizione ritiene non applicabile la definizione di subappalto.

Venendo alle novità introdotte da Anac, esse riguardano in primo luogo quei contratti che l’Ente stipula nella “zona grigia” fra appalto e “non-appalto”: l’esempio fulgido di tale crinale è rappresentato dai servizi legali, cui non a caso Anac dedica appositi paragrafi.

Il punto di partenza concettuale è il seguente: l’Unione Europea, nella stesura delle Direttive poi recepite nel “Codice Appalti”, ha adottato una definizione di “appalto pubblico” molto più ampia rispetto a quella regolata nel nostro ordinamento, e specificamente dal Codice civile (art. 1655).

Anche i contratti d’opera o le prestazioni professionali eminentemente intellettuali rientrano quindi nella nozione di appalto pubblico (significativamente si registra in tal senso la scomparsa del paragrafo dedicato agli “incarichi di collaborazione”, prima invece presenti): egualmente per contratti di locazione, di compravendita, di lavoro.

Se quindi la tracciabilità si applica a tutte le fattispecie di appalto, Anac rileva che per talune di tali tipologie (individuate ed espressamente elencate nell’art. 17 del Dlgs. n. 50/16) la ratio della disciplina in esame non ha ragione di essere: è così per i contratti di lavoro, ad esempio, ma non per gli appalti volti al reperimento di personale (mediante le forme di somministrazione di lavoro, ecc.).

Si escludono anche le Convenzioni in materia di Difesa, Protezione civile e prevenzione contro i pericoli sottoscritte da Organizzazioni e Associazioni senza scopo di lucro, di cui all’art. 17, comma 1, lett. h) del “Codice”, “nel caso in cui questi rivestano carattere non oneroso per l’amministrazione procedente”, così come i rimborsi spese.

Tutte le altre fattispecie di cui all’art. 17 richiamato ricadono invece nella disciplina della tracciabilità, e in primis, quindi, i servizi legali ivi regolamentati.

Oltre a questi peraltro rientrano nel perimetro della tracciabilità anche quei servizi legali non puntualmente elencati nell’art. 17, ma contenuti nell’Allegato IX al Dlgs. n. 50/16, quali appalti “ordinari” e non “esclusi”.

Dal punto di vista della tracciabilità, quindi, non rileva se il servizio legale appaltato rientri fra quelli “esclusi” di cui all’art. 17 (cui si applica solo limitatamente la disciplina codicistica) o quelli “inclusi” di cui all’Allegato IX.

Ulteriore novità riguarda il contratto di sponsorizzazione: l’aggiornamento dell’Anac distingue adesso fra sponsorizzazione “pura”, non soggetta a tracciabilità, e sponsorizzazione “tecnica”, invece soggetta: in quest’ultimo caso l’oggetto del contratto è l’acquisizione di beni o servizi oppure la realizzazione di lavori, mentre nel primo caso vi è solo un contributo economico che lo sponsor eroga in favore dell’Ente.

Sono state aggiornate anche le “fattispecie peculiari” su cui Anac ha inteso soffermarsi nelle “Linee guida”: ad esempio, con riferimento ai Servizi sanitari e sociali, è stato specificato che gli obblighi di tracciabilità si applicano anche in caso di affidamento di Servizi sociali, nonché in caso di affidamenti alle Cooperative sociali di tipo B, confermando ancora una volta la piena riconducibilità di tali affidamenti alla disciplina ordinaria degli appalti pubblici. Non si applica invece alcun obbligo di tracciabilità nel caso di erogazione diretta di contributi a persone indigenti o bisognose. Si specifica l’obbligo di tracciabilità anche per i Servizi di ingegneria ed architettura: la previsione non sorprende, anche in ragione di quanto detto sopra in merito alla ricomprensione nel novero del concetto europeo di “appalto” anche delle prestazioni intellettuali.

Quanto poi all’ottenimento obbligatorio del Codice Cig da parte delle Amministrazioni, le nuove “Linee guida” ne hanno precisato la tempistica a seconda delle varie tipologie di affidamento, sempre richiamando che il Cig dev’essere riportato nell’avviso pubblico, nella lettera di invito e nella richiesta di offerte “comunque denominata”, il che sembrerebbe far presupporre che anche nella consultazione informale di preventivi il Cig dovrebbe essere richiesto in epoca antecedente alla richiesta all’operatore economico.

Tuttavia, nell’elencazione successiva di fattispecie, si legge che “per agli acquisiti effettuati senza le formalità di cui ai punti 1. e 2.”, e quindi per gli acquisti non preceduti da bando né da lettera d’invito, “il Cig va acquisito prima della stipula del relativo contratto in modo che possa essere ivi riportato e consentire il versamento del contributo da parte degli operatori economici partecipanti”; anche per gli affidamenti esenti da contributo, egualmente, “il Cig va acquisito prima della stipula del relativo contratto in modo che possa essere ivi riportato”.

Per gli affidamenti diretti, quindi, il Cig dev’essere acquisito prima del contratto, ferma ovviamente la possibilità di acquisirlo antecedentemente.

Per le gare ad invito, parimenti, il Cig va acquisito prima dell’invio delle relative lettere di invito: quindi, anche qui, non già in fase di eventuale manifestazione di interesse antecedente alla fase di gara informale.

Si richiama poi l’obbligo di perfezionamento del Cig entro il termine massimo di 90 giorni dall’acquisizione, a cura del Rup: si richiama che, come specificato nella Delibera n. 1 dell’11 gennaio 2017, l’inottemperanza a tale inadempimento comporta sanzioni pecuniarie a carico della stazione appaltante.

Per gli accordi-quadro, un’importante novità è rappresentata dalla previsione di obbligo di ottenere un Cig “derivato” in ogni caso, anche quindi se l’Amministrazione che si avvale dell’accordo-quadro è la stessa che l’ha precedentemente aggiudicato: Anac opera quindi una correzione di suoi precedenti orientamenti, nei quali era stata sostenuta, solo nel limitato caso richiamato, la possibilità di utilizzo del medesimo Cig dell’accordo-quadro anche per i singoli contratti attuativi.

Sparisce infine la possibilità di utilizzo del contante per le spese del Fondo economale: per spese giornaliere di importi inferiore ad Euro 1.500,00 (valori bollati, spese postali, giornali, ecc.), le “Linee guida” escludono la possibilità di utilizzo del contante, sia pure ammettendo strumenti diversi dal bonifico. Si richiamano, in buona sostanza, le disposizioni di cui all’art. 3, comma 3, della Legge n. 136/10. Si registra quindi un passo indietro rispetto alle precedenti “Linee guida”, che per tali spese consentiva invece espressamente l’uso del contante: pur vero che tale utilizzo era già espressamente vietato dall’art. 3 comma 3 sopra richiamato, e come può leggersi nella Relazione Air di accompagnamento alla Delibera Anac in esame “una deroga non può essere introdotta da un atto regolamentare”.

di Mauro Mammana 

 


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