Trasferimenti erariali: pubblicate nuove Istruzioni relative alla rendicontazione del “5 per mille” destinato ai Comuni nel 2014

Trasferimenti erariali: pubblicate nuove Istruzioni relative alla rendicontazione del “5 per mille” destinato ai Comuni nel 2014

Con la Circolare n. 4 del 14 marzo 2017, il Ministero dell’Interno – Direzione centrale della Finanza locale, è tornata sul tema della rendicontazione del “5 mille” relativo all’anno d’imposta 2013, esercizio finanziario 2014, fornendo nuove Istruzioni alla luce delle modifiche normative introdotte dal Dpcm. 7 luglio 2016.

Novellando quanto precedentemente disposto con le Circolari Fl. n. 8/2011 e n. 13/2015, il Dicastero ha spiegato come le somme percepite dai Comuni a titolo di “5 mille” debbano essere rendicontate entro un anno dalle loro assegnazioni, allegando agli appositi Modelli una Relazione illustrativa – sottoscritta dal predetto Responsabile dei Servizi “Sociali”- che spieghi chiaramente la destinazione delle somme percepite.

Il rendiconto si articola in 2 distinti Prospetti, che devono essere conformi ai Modelli allegati alla Circolare in commento. In particolare, il Modello “Adeve essere compilato in caso di esternalizzazione del servizio e per Ente beneficiario del contributo, mentre il Modello “B deve esser utilizzato laddove i contributi vengano assegnati direttamente a privati e/o gestione diretta del servizio da parte del Comune.

I Modelli devono essere firmati dal Responsabile dei Servizi “Sociali”, dal Responsabile delServizio “Finanziario” e dall’Organo di revisione economico-finanziaria e (come già anticipato)corredati dalla Relazione illustrativa.

I Comuni a cui sono destinati contributi di importo inferiore a Euro 20.000 non devono trasmettere il rendiconto e devono limitarsi a conservare la documentazione ai propri atti per 10 anni, ai sensi dell’art. 11, comma 4, del Dpcm. 3 aprile 2009, nonché dell’art. 12, comma 4, del Dpcm. 3 aprile 2010.

I Comuni che hanno già trasmesso la documentazione attenendosi alle indicazioni precedentemente fornite dalla Direzione centrale sono tenuti a riprodurre l’incartamento affinché questo risulti in linea con le nuove disposizioni.

Nel Documento di prassi si evidenzia che il Dpcm. 7 luglio 2016 ha aggiunto una nuova fattispecie a quelle (enunciate dall’art. 13 del Dcpm. 23 aprile 2010) per le quali è previsto il recupero dei contributi erogati: si tratta dell’ipotesi in cui venga accertato l’impiego per finalità diverse da quelle perseguite dal soggetto beneficiario.

Inoltre, il comma 3 del citato art. 13 è stato sostituito, per cui il recupero del contributo comporta ora l’obbligo del beneficiario di riversare all’Erario, entro il termine di 60 giorni dalla data notifica del provvedimento contestativo, l’ammontare percepito, in tutto o in parte, rivalutato secondo gli Indici ufficiali Istat di inflazione in rapporto ai “prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati” e maggiorato degli interessi corrispettivi al tasso legale, con decorrenza della data di erogazione del contributo.

Ove il beneficiario non ottemperi al versamento entro il termine fissato, scattala procedura per il recupero coattivo (con relativi oneri accessori al contributo stesso,rivalutazione ed interessi).

Come ricordato in chiusura dalla Circolare ministeriale,le aree d’intervento interessate dal contributo sono: a) Famiglia e minori; b) Anziani; c) Disabili; d) Povertà, disagio adulti e senza fissa dimora; e) Multiutenza; f) Immigrati; g) Dipendenze; h) Altro. Invece le possibili modalità di gestione sono rappresentate, dalla diretta, dalla Associata, dalle esternalizzazioni diverse dalla forma associata, e da altro. In termini invece di tipologia di spesa, è qualificato il contributo economico, la prestazione di servizio, e l’acquisto beni.


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