Tributi locali: impugnazione cartella esattoriale

Tributi locali: impugnazione cartella esattoriale

Nell’Ordinanza n. 16685 del 21 giugno 2019 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità chiariscono che il contribuente che impugna una cartella esattoriale emessa dal concessionario della riscossione per motivi che attengono alla mancata notificazione, ovvero anche alla invalidità degli atti impositivi presupposti, può agire indifferentemente nei confronti tanto dell’Ente impositore quanto del concessionario, senza che sia tra i due soggetti configurabile alcun litisconsorzio necessario. Resta peraltro fermo, in presenza di contestazioni involgenti il merito della pretesa impositiva, l’onere per l’Agente della riscossione di chiamare in giudizio l’Ente impositore, ex art. 39 del Dlgs. n. 112/1999, così da risultare indenne dalle eventuali conseguenze negative della lite.

Dunque il contribuente, qualora impugni una cartella esattoriale emessa dall’Agente della riscossione deducendo la mancata notifica dei prodromici atti impositivi, può agire indifferentemente nei confronti dell’Ente impositore o dell’Agente della riscossione, senza che sia configurabile alcun litisconsorzio necessario, costituendo l’omessa notifica dell’atto presupposto vizio procedurale che comporta la nullità dell’atto successivo ed essendo rimessa all’Agente della riscossione la facoltà di chiamare in giudizio l’Ente impositore.

Non diversamente, deve escludersi la configurabilità di un litisconsorzio necessario qualora, come nella specie, il giudizio sia stato promosso nei confronti del concessionario, non assumendo alcun rilievo, a tal fine, la circostanza che la domanda abbia ad oggetto l’esistenza del credito, anziché la regolarità o la validità degli atti esecutivi, dal momento che l’eventuale difetto del potere di agire o resistere in ordine all’accertamento del credito non determina la necessità di procedere all’integrazione del contraddittorio nei confronti del soggetto che ne risulti effettivamente titolare, ma comporta esclusivamente l’insorgenza di una questione di legittimazione, per la cui soluzione non è indispensabile la partecipazione al giudizio dell’Ente creditore.


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