Ad oggi, a fronte di 3,2 milioni di dipendenti pubblici italiani, i pensionati pubblici ammontano a 3 milioni ed entro il 2021 la Pubblica Amministrazione italiana potrebbe avere più pensionati che dipendenti. A sostenerlo è una ricerca sul lavoro pubblico presentata il 6 luglio 2020 nell’ambito di “Forum Pa 2020 – Resilienza digitale”, la manifestazione dedicata ai temi dell’innovazione e della trasformazione digitale come risposta alla crisi.
La ragione di questo squilibrio, che nemmeno lo sblocco del turn-over è riuscito a sanare, sarebbe da ricercare in parte nei pochi concorsi che vengono avviate. Complice il blocco correlato all’emergenza sanitaria, dallo scorso settembre 2019 sono state complessivamente messe a concorso meno di 22.000 posizioni lavorative. In più, le procedure sono estremamente lente e fanno sì che i tempi medi tra l’emersione del bisogno e l’effettiva assunzione dei vincitori dei concorsi superi quota 4 anni.
Anche “Quota 100” ha contribuito a dare una parziale accelerata: nel 2019 sono uscite anticipatamente dalla Pubblica Amministrazione 90.000 persone.
In totale, dal 2018 ad oggi sono andati in pensione 300.000 dipendenti pubblici e ne sono stati assunti circa 112.0000 (cui si sommano 1.700 stabilizzazioni di precari).
Numeri destinati a salire, posto che i “pensionabili” sono molti: 540.000 hanno già compiuto 62 anni di età (il 16,9% del totale), mentre 198.000 hanno maturato 38 anni di anzianità lavorativa.
Globalmente, l’età media nell’ambito del “Pubblico Impiego” è pari a 50,7 anni, con il 16,9% di dipendenti che ha più di 60 anni e solo il 2,9% al di sotto dei 30.




