Corte di Cassazione: presunzioni nel processo tributario

Con la Sentenza 24 ottobre 2014, n. 22638, la Corte di Cassazione è intervenuta sui requisiti di gravità, precisione e concordanza, richiesti dall’art. 2729, del Cc., stabilendo che affinché gli indizi possano assurgere al rango di prova presuntiva devono valutarsi con riferimento ai fatti noti, dai quali risalire con deduzioni logiche ai fatti ignoti.

Non possono essere richiamate regole statistiche o matematiche attraverso le quali si sviluppa il ragionamento logico deduttivo. Tali regole possono essere corrette e coerenti, ma non gravi, precise e concordanti.

Una volta contestata dall’Erario l’antieconomicità di una operazione posta in essere dal contribuente imprenditore commerciale, poiché basata su contabilità complessivamente inattendibile in quanto contrastante con i criteri di ragionevolezza, diviene onere del contribuente stesso dimostrare la liceità fiscale della suddetta operazione. Il Giudice tributario non può, al riguardo, limitarsi a constatare la regolarità della documentazione cartacea presentata dal contribuente.

E’ consentito al Fisco dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere minori costi utilizzando presunzioni semplici e obiettivi parametri di riferimento, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare la regolarità delle operazioni effettuate a fronte della contestata antieconomicità.

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