Una Notizia, pubblicata in data 22 febbraio 2024 sul sito web di Anci, riporta il commento del Presidente, Antonio Decaro, a nome del Consiglio nazionale dell’Associazione dei Comuni italiani che si è riunito a Roma, rispetto alla votazione, alla Commissione Affari costituzionali del Senato, sul terzo mandato per tutti i Comuni: “La partita sul terzo mandato per tutti i Comuni non si chiude qui – ha detto Decaro – perché l’Anci non lascerà cadere questa battaglia, che abbiamo condotto sempre in maniera unitaria”. “Dopo che, con il Decreto ‘Elezioni’, è stato abolito il limite di mandati per i Comuni sotto i 5.000 abitanti e si è portato a 3 il limite di mandati per i Comuni fino a 1.000 – ha aggiunto il Presidente dell’Anci – ci è sembrato logico e inevitabile che la stessa questione si ponesse anche per gli ultimi 730 Sindaci (soltanto 730 sul totale di quasi 8.000 in tutta Italia!) rimasti con il limite dei 2 mandati, cioè quelli dei Comuni sopra i 15.000 abitanti. Adesso che viene riconosciuto quel diritto a tutti gli altri, la loro esclusione diventa una vera discriminazione: ingiusta, incomprensibile e probabilmente incostituzionale, visto che altera la parità fra i cittadini sia per quanto riguarda l’elettorato attivo che l’elettorato passivo. Come Anci – ha aggiunto Decaro – riteniamo che ci siano le condizioni per sollevare una questione di legittimità costituzionale delle norme attuali e chiederemo ai Consigli delle Autonomie locali di proporre alle proprie Regioni impugnativa alla Corte Costituzionale”.
Per il Presidente Anci, “la permanenza del limite solo sopra la soglia dei 15mila abitanti è irragionevole e crea situazioni insostenibili, come quelle di Comuni di popolazione quasi identica, magari distanti pochi chilometri uno dall’altro, i cui elettori non avranno però lo stesso diritto di confermare o meno il proprio Sindaco”. “Noi abbiamo sempre seguito una linea assolutamente istituzionale nell’avanzare la nostra richiesta, con deliberazioni sempre assunte all’unanimità – ha proseguito Decaro – ma la risposta a questo nostro atteggiamento è stata deludente perché una scelta che dovrebbe essere dettata solo da valutazioni sul buon funzionamento del governo locale e sul rispetto di un diritto fondamentale del cittadino elettore è stata condizionata da una prova di forza fra tutti i partiti dell’arco costituzionale”.
“Così – ha concluso il presidente dell’Anci – i diritti degli elettori di 730 Comuni italiani sono finiti ostaggi di uno scontro di Palazzo. L’opposto di quello che dovrebbe succedere. Questa è la politica che non guarisce dal proprio male e anzi lo aggrava, aumentando il distacco delle persone nei suoi confronti”.




