Appalti: partecipazione a pubbliche gare delle Università degli Studi 

Appalti: partecipazione a pubbliche gare delle Università degli Studi 

Il Consiglio di Stato, con la Sentenza n. 5767 del 21 novembre 2014, si è espresso sulla possibilità delle Università degli Studi di partecipare a pubbliche gare. I Giudici osservano che la giurisprudenza comunitaria afferma che non possono essere escluse a priori le Università dai soggetti economici abilitati a partecipare alle gare d’appalto. Il ragionamento seguito dalla Corte di Giustizia Europea si richiama al principio della massima apertura al mercato a tutti gli operatori pubblici e privati, prediligendo un’interpretazione estensiva della nozione di Ente pubblico che includa anche Organismi che non perseguono un principale scopo di lucro, che non hanno una struttura organizzativa d’impresa e che non assicurano una presenza continua sul mercato. Pertanto, il principio da affermare è quello che depone per l’apertura alla concorrenza anche in casi in cui acquisiscano la veste di operatori economici taluni Enti pubblici astrattamente beneficiari di finanziamenti statali, allorché, come nella fattispecie in esame, non vi sia alcuna prova di connessione tra il sostegno pubblico e la partecipazione e l’aggiudicazione di una gara d’appalto. Quanto alla disciplina nazionale, non ci sono norme che precludono la partecipazione a procedure di evidenza pubblica delle Università degli studi. La stessa Corte Costituzionale, con la Sentenza n. 326/08, nel ribadire il principio dell’intangibilità in via di principio della libertà di iniziativa economica privata degli Enti pubblici, ha evidenziato la necessità di evitare che soggetti dotati di privilegi operino in mercati concorrenziali. In tale contesto, come evidenziato dall’Adunanza plenaria con la Sentenza n. 10/11, deve ammettersi che l’Università possa agire quale operatore economico nei confronti di committenti pubblici (o ad essi equiparati ai sensi del Dlgs. n. 163/06) non solo in via diretta, ma anche a mezzo apposita Società quando l’attività sia strettamente strumentale alle finalità istituzionali dell’Ente che sono la ricerca e l’insegnamento, nel senso che giova al progresso della ricerca o dell’insegnamento o procaccia risorse economiche da destinare a ricerca e insegnamento, con esclusione dell’attività lucrativa fine a se stessa. Quindi,nel caso di specie, sulla base dei principi sopra esposti,è legittima la partecipazione dell’Università degli Studi alla gara a procedura aperta in questione.


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