Concorsi: modalità e contenuti della prova pratica

Corte di Cassazione, Ordinanza n. 5653 del 4 marzo 2024

Nel caso in trattazione, la questione controversa riguarda la prova pratica dei concorsi, la quale deve valutare se un lavoratore sia idoneo per un determinato contesto lavorativo. In particolare, nel caso di specie in attuazione della disciplina regolamentare per lo svolgimento dei concorsi, del Comune ricorrente, che attribuiva alla Commissione il potere di definire i contenuti delle prove tenendo conto del profilo professionale e del posto da ricoprire, il Bando di concorso, approvato con delibera della Giunta Comunale, prevedeva che le prove pratiche relative a ciascun posto messo a concorso, il cui contenuto avrebbe dovuto essere definito dalla Commissione nel corso della prima riunione successiva, erano volte a verificare il possesso, da parte del personale Lsu ammesso a selezione, delle competenze e delle abilità occorrenti per il compiuto svolgimento delle attività connesse al profilo professionale di “collaboratore amministrativo Ufficio UMA”. Successivamente la Commissione, nel corso della suddetta riunione, aveva stabilito i criteri di valutazione delle prove di idoneità. La Suprema Corte in merito ha rilevato che la determinazione del contenuto delle prove di esame costituisce l’espressione di un ampio potere discrezionale, attribuito alla Commissione, sindacabile in sede giurisdizionale solo per assoluta illogicità o incongruenza manifesta. Peraltro, ai sensi della Legge n. 56/1987 le “prove pratiche attitudinali” sono distinte dalle “sperimentazioni lavorative”. Le prime non consistono nello svolgimento di concrete operazioni di lavoro, ma sono volte a verificare le attitudini del candidato a svolgere le sue mansioni, evidenziando che il quiz risponde a tale esigenza. Infine, i Giudici di legittimità hanno precisato che la prova pratica si contrappone a quella teorica, in quanto è finalizzata a valutare non il grado di conoscenza astratta dei principi di una determinata disciplina, bensì la capacità di assumere in concreto comportamenti necessari in un determinato contesto. Detta capacità può essere verificata anche attraverso una prova scritta, di per sé non incompatibile con il carattere della praticità, atteso che il discrimine tra teoria e pratica è dato, in detto tipo di prova, dal contenuto delle domande formulate e delle risposte richieste. In particolare, la prova pratica deve tendere ad accertare esclusivamente l’idoneità del lavoratore a svolgere le relative mansioni e non comporta valutazione comparativa. In altri termini la “prova pratica” non coincide necessariamente con la “prova manuale” e si contrappone a quella teorica perché è finalizzata a valutare non il grado di conoscenza astratta dei principi di una determinata disciplina, bensì la capacità di assumere in concreto i comportamenti necessari in un determinato contesto. Nella specie, la Corte d’appello ha ritenuto che il test, che doveva valere come prova pratica, fosse inadeguato a verificare le reali capacità operative del profilo professionale da assumere, in considerazione del tipo di quesiti cui i candidati dovevano rispondere (quesiti relativi a conoscenze teoriche generali sull’Amministrazione comunale).

La nostra attenzione alla verifica dei contenuti

Gli articoli e i contenuti prodotti dalla nostra redazione sono tutti verificati da esperti del settore. Seguendo una procedura di qualità certificata, i giornalisti della redazione operano a stretto contatto con gli esperti per verificare la correttezza delle informazioni pubblicate. L'obiettivo è quello di fornire a tutti i lettori informazioni verificate e attendibili.