Imposta pubblicità: imponibili pannelli pubblicitari su macchine di distribuzione automatica di alimenti e bevande, nella stazione ferroviaria

Imposta pubblicità: imponibili pannelli pubblicitari su macchine di distribuzione automatica di alimenti e bevande, nella stazione ferroviaria

La controversia contenuta nella Sentenza n. 27497 del 30 dicembre 2014 della Corte di Cassazione è nata da un avviso di accertamento relativo all’imposta di pubblicità per l’avvenuto collocamento, ad opera di una Società Srl, di pannelli pubblicitari su macchine di distribuzione automatica di alimenti e bevande all’interno della locale stazione ferroviaria.

La normativa dell’Imposta sulla pubblicità prevede che qualsiasi mezzo di comunicazione con il pubblico che, indipendentemente dalla ragione e finalità della sua adozione, risulti obiettivamente idoneo a far conoscere indiscriminatamente alla massa indeterminata di possibili acquirenti ed utenti il nome, l’attività ed il prodotto di una azienda, è soggetto al Tributo ai sensi dell’art. 5, del Dlgs. n. 507/93. Ciò resta valido anche nel caso in cui il cartello non presenti i connotati di una vera e propria insegna.

Tuttavia, l’art. 17, del Dlgs. n. 507/93, esenta dall’Imposta solo le insegne che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attività di esercizi commerciali e di produzione di beni e servizi, purché di superficie non superiore a cinque metri quadrati e salve le previsioni particolari adottate con regolamenti comunali.

La Suprema Corte, nel caso di specie, ha affermato che ai fini dell’Imposta di pubblicità deve essere considerato aperto al pubblico lo spazio interno della stazione ferroviaria il cui accesso sia consentito ai soggetti muniti di biglietto di viaggio. Quanto affermato dalla Corte è sostenuto dall’art. 5, comma 1, del Dlgs. n. 507/93, dal quale si evince che il presupposto impositivo deve essere individuato nell’astratta possibilità del messaggio di avere un numero indeterminato di destinatari, in rapporto all’ubicazione del mezzo.

Inoltre, i Giudici di legittimità hanno osservato che l’art. 17, comma 1-bis del Dlgs. n. 507/93, prevede che “l’Imposta non è dovuta per le insegne di esercizio di attività commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attività cui si riferiscono, di superficie complessiva fino a 5 metri quadrati”.

La Corte ha escluso che il distributore automatico di cibi e bevande possa considerarsi come sede della società, come sede effettiva o come bene in rapporto pertinenziale con la sede sociale, a causa dell’ampia diffusione territoriale che impedisce a monte la stessa configurabilità di un rapporto durevole di servizio del singolo distributore alla sede sociale. Sulla base di quanto citato non è stato ritenuto possibile estendere il disposto dell’art. 17, comma 1-bis, del Dlgs. n. 507/93, in quanto norma agevolativa, quindi di stretta interpretazione.

La Suprema Corte ha anche ritenuto che il marchio registrato dalla società ricorrente può, ai fini dell’esenzione dall’imposta di pubblicità, legittimamente indicare la sola generica attività commerciale di vendita al pubblico di alimenti e bevande varie. I pannelli che raffigurano, invece, specifici prodotti individuati da un proprio marchio, non possono ricondursi all’insegna di esercizio esente da Imposta ai sensi dell’art. 17, comma 1-bis, del Dlgs. n. 507/93.

Nel caso in cui in aggiunta alle insegne di esercizio vengano esposti uno o più distinti mezzi pubblicitari raffiguranti unicamente il marchio del prodotto commercializzato, con l’esclusivo intento di commercializzare i prodotti o servizi offerti, tale mezzo non potrà godere dell’esenzione, in quanto non potrà, in tale ipotesi, essere considerato come insegna d’esercizio.

di Carolina Vallini

Corte di Cassazione, Sentenza n. 27497 del 30 dicembre 2014


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