Imu: alla luce del “Decreto Salva Roma”, come contabilizzarla nel rendiconto 2013?

Imu: alla luce del “Decreto Salva Roma”, come contabilizzarla nel rendiconto 2013?

Il testo del quesito:

In sede di approvazione del rendiconto 2013, alla luce dell’art. 6, del Dl. n. 16/14, in corso di conversione, come dobbiamo contabilizzare l’Imu?

 

La risposta dei ns. esperti.

In merito al quesito, segnaliamo che l’art. 6 del Dl. 6 marzo 2014, n. 16, prevede che, “ai fini della contabilizzazione delle regolazioni finanziarie di cui all’art. 1, comma 380-ter, lett. a), della Legge 24 dicembre 2012, n. 228, i Comuni iscrivono la quota dell’Imposta municipale propria al netto dell’importo versato all’entrata del bilancio dello Stato”, e che, “per uniformarsi a tale principio, i Comuni possono effettuare eventuali rettifiche contabili per l’esercizio 2013, in sede di approvazione del rendiconto di cui all’art. 227 del Dlgs. n. 267/00”.

Ricordiamo che l’art. 1, comma 380-ter, della Legge n. 228/12, stabilisce che, al fine di assicurare la spettanza ai Comuni del gettito dell’Imposta municipale propria, “a decorrere dall’anno 2014: a) la dotazione del Fondo di solidarietà comunale è pari a 6.647.114.923,12 Euro per l’anno 2014 e a 6.547.114.923,12 Euro per gli anni 2015 e successivi, comprensivi di 943 milioni di Euro quale quota del gettito di cui alla lett. f) del comma 380. La dotazione del predetto Fondo per ciascuno degli anni considerati è assicurata per 4.717,9 milioni di Euro attraverso una quota dell’Imposta municipale propria, di spettanza dei Comuni, di cui al citato art. 13 del Dl. n. 201/11. Corrispondentemente, nei predetti esercizi è versata all’entrata del bilancio statale una quota di pari importo dell’Imposta municipale propria, di spettanza dei Comuni. Con la Legge di assestamento o con appositi Decreti di variazione del Mef, sono adottate le variazioni compensative in aumento o in diminuzione della dotazione del ‘Fondo di solidarietà comunale’ per tenere conto dell’effettivo gettito dell’Imu derivante dagli immobili ad uso produttivo classificati nel Gruppo catastale D. Al fine di incentivare il processo di riordino e semplificazione degli Enti territoriali, una quota del ‘Fondo di solidarietà comunale’, non inferiore, per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, a 30 milioni di Euro, è destinata ad incrementare il contributo spettante alle Unioni di comuni ai sensi dell’art. 53, comma 10, della Legge n. 388/00, e una quota non inferiore a 30 milioni di Euro è destinata, ai sensi dell’art. 20 del Dl. 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012, n. 135, ai Comuni istituiti a seguito di fusione; (…)”.

La maggior parte degli Enti Locali ha accertato nel corso del 2013 l’Imu di spettanza comunale al lordo dell’importo versato all’entrata del bilancio dello Stato per alimentare il “Fondo di solidarietà comunale” e ha correlativamente impegnato tale importo.

La modalità di contabilizzazione Imu “al lordo”, differentemente da quella prevista dal citato art. 6, del Dl. n. 16/14, comporta riflessi:

– sulla determinazione dell’obiettivo programmatico di saldo finanziario di competenza mista del Patto di stabilità; tale obiettivo risulterà negli anni futuri di più difficile raggiungimento in quanto le percentuali di miglioramento vengono applicate alla media della spesa corrente registrata degli anni precedenti come desunta dai certificati di conto consuntivo;

– sul calcolo del rapporto da confrontare con il limite d’indebitamento stabilito dall’art. 204 del Tuel, visto che tale rapporto percentuale risulterà per l’anno di riferimento inferiore in quanto gli interessi passivi devono essere rapportati alle entrate relative ai primi 3 Titoli delle entrate del rendiconto del penultimo anno precedente quello in cui viene prevista l’assunzione dei mutui;

– su quasi tutti i parametri di deficitarietà, in quanto calcolati come rapporti che tengono conto, o delle entrate di cui al Titolo I o delle spese di cui al Titolo I[1]; tali parametri risulteranno tutti inferiori con la contabilizzazione dell’Imu “al lordo” rispetto all’altra modalità prevista dall’art. 6 del Dl. n. 16/14.

Il Governo sembra aver introdotto il citato art. 6 del Dl. n. 16/14, proprio per non modificare obbligatoriamente per il 2013, ad esercizio già chiuso, i parametri suddetti che, in taluni casi, potrebbero determinare rilevanti ripercussioni. Infatti, la norma in commento, coordinata con il riportato comma 380-ter e tenuto conto dell’utilizzo della locuzione “possono effettuare eventuali rettifiche contabili per l’esercizio 2013” al secondo capoverso dell’art. 6 del Dl. n. 16/14, permette di affermare che i Comuni, per il solo 2013 ossia in sede di rendiconto 2013, hanno la possibilità di optare, a seconda delle proprie complessive competenze, o per la contabilizzazione dell’Imu “al lordo”, o per la contabilizzazione dell’Imu “al netto”, proprio in applicazione del citato art. 6, del Dl. n. 16/14, della quota di spettanza dell’Erario a titolo di alimentazione del “Fondo di solidarietà comunale”.

Resta fermo il fatto che nell’esercizio 2014 e a valere per il rendiconto 2014, la contabilizzazione dell’Imu dovrà avvenire “al netto” della quota di spettanza dell’Erario a titolo di alimentazione del “Fondo di solidarietà comunale”.

Aggiungiamo infine che la Corte dei conti, nell’audizione in Commissione riunita bilancio e finanza della Camera dei Deputati del 21 marzo scorso (audizione prevista nell’iter di conversione in legge del Dl. n. 16/14), in merito all’art. 6 in commento, si è così espressa: “la contabilizzazione dell’Imposta municipale propria al netto dell’importo versato all’entrata del bilancio dello Stato non osserva il vigente principio generale di integrità del bilancio e altresì i nuovi principi contabili di cui al Dlgs. n. 118/11 che ne rafforzano i contenuti nell’ottica di una maggiore trasparenza di bilancio e della gestione finanziaria degli Enti Locali”.

Eventuali chiarimenti conseguenti a modifiche definitive al testo dell’art. 6, del Dl. n. 16/14, che potranno essere apportati dalla Legge di conversione, saranno conosciuti probabilmente soltanto entro i primi giorni di maggio, e quindi, oltre i termini previsti per l’approvazione da parte degli Enti Locali del rendiconto 2013.

 

[1] Parametri di deficitarietà per i Comuni interessati dalla diversa modalità di contabilizzazione dell’Imu prevista dall’art. 6, del Dl. n. 16/14:

1) Valore negativo del risultato contabile di gestione superiore in termini di valore assoluto al 5 per cento rispetto alle entrate correnti (a tali fini al risultato contabile si aggiunge l’avanzo di amministrazione utilizzato per le spese di investimento);

2) Volume dei residui attivi di nuova formazione provenienti dalla gestione di competenza e relativi ai Titoli I e III, con l’esclusione delle risorse a titolo di “Fondo sperimentale di riequilibrio o di fondo di solidarietà” di cui all’art. 2 del Dlgs. n. 23/11 o di “Fondo di solidarietà” di cui all’art. 1, comma 380 della Legge 24 dicembre 2012 n. 228, superiori al 42% rispetto ai valori di accertamento delle entrate dei medesimi Titoli I e III esclusi gli accertamenti delle predette risorse a titolo di fondo sperimentale di riequilibrio o di fondo di solidarietà;

3) Ammontare dei residui attivi provenienti dalla gestione dei residui attivi e di cui al Titolo I e al Titolo III superiore al 65%, ad esclusione eventuali residui da risorse a titolo di “Fondo sperimentale di riequilibrio o di fondo di solidarietà” di cui all’art. 2 del Dlgs. n. 23 o di Fondo di solidarietà di cui all’art. 1 comma 380 della Legge 24 dicembre 2012 n. 228, rapportata agli accertamenti della gestione di competenza delle entrate dei medesimi Titoli I e III ad esclusione degli accertamenti delle predette risorse a titolo di “Fondo sperimentale di riequilibrio o di fondo di solidarietà”;

4) Volume dei residui passivi complessivi provenienti dal Titolo I superiore al 40% degli impegni della medesima spesa corrente;

6) Volume complessivo delle spese di personale a vario titolo rapportato al volume complessivo delle entrate correnti desumibili dai Titoli I, II e III superiore al 40% per i Comuni inferiori a 5.000 abitanti, superiore al 39% per i Comuni da 5.000 a 29.999 abitanti e superiore al 38% per i Comuni oltre i 29.999 abitanti; tale valore è calcolato al netto dei contributi regionali nonché di altri enti pubblici finalizzati a finanziare spese di personale per cui il valore di tali contributi va detratto sia al numeratore che al denominatore del parametro;

7) Consistenza dei debiti di finanziamento non assistiti da contribuzioni superiore al 150% rispetto alle entrate correnti per gli Enti che presentano un risultato contabile di gestione positivo e superiore al 120% per gli Enti che presentano un risultato contabile di gestione negativo, fermo restando il rispetto del limite di indebitamento di cui all’art. 204 del Tuel con le modifiche di cui di cui all’art. 8, comma 1 della Legge n. 183/11;

8) Consistenza dei debiti fuori bilancio riconosciuti nel corso dell’esercizio superiore all’1% rispetto ai valori di accertamento delle entrate correnti, fermo restando che l’indice si considera negativo ove tale soglia venga superata in tutti gli ultimi tre esercizi finanziari;

9)Eventuale esistenza al 31 dicembre di anticipazioni di Tesoreria non rimborsate superiori al 5% rispetto alle entrate correnti;

10) Ripiano squilibri in sede di provvedimento di salvaguardia di cui all’art. 193 del Tuel con misure di alienazione di beni patrimoniali e/o avanzo di amministrazione superiore al 5% dei valori della spesa corrente, fermo restando quanto previsto dall’art. 1, commi 443 e 444 della Legge 24 dicembre 2012 n. 228 a decorrere dall’1° gennaio 2013; ove sussistano i presupposti di legge per finanziare il riequilibrio in più esercizi finanziari, viene considerato al numeratore del parametro l’intero importo finanziato con misure di alienazione di beni patrimoniali, oltre che di avanzo di amministrazione, anche se destinato a finanziare lo squilibrio nei successivi esercizi finanziari.

di Giuseppe Vanni


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