Oneri smaltimento di arredi scolastici non più utilizzabili: spetta al Comune farsene carico

Oneri smaltimento di arredi scolastici non più utilizzabili: spetta al Comune farsene carico

Nella Delibera n. 28 del 26 marzo 2020 della Corte dei conti Puglia, un Sindaco ha chiesto un parere diretto a conoscere se la spesa necessaria per sostenere l’onere dello smaltimento di arredi scolastici non più utilizzabili delle Scuole di I grado debba gravare sul bilancio comunale.

La Sezione osserva che l’art. 85, comma 3, del Dlgs. n. 297/1994, prevede che “la materia dell’edilizia scolastica nella Scuola elementare e media comprende altresì gli oneri per l’arredamento e per le attrezzature”, ed il successivo art. 159 dispone che “spetta ai Comuni provvedere al riscaldamento, alla illuminazione, ai servizi, alla custodia delle Scuole e alle spese necessarie per l’acquisto, la manutenzione, il rinnovamento del materiale didattico, degli arredi scolastici, ivi compresi gli armadi o scaffali per le biblioteche scolastiche, degli attrezzi ginnici e per le forniture dei registri e degli stampati occorrenti per tutte le scuole elementari, salvo che per le Scuole annesse ai convitti nazionali ed agli educandati femminili dello Stato, per le quali si provvede ai sensi dell’art. 139. 2. Sono inoltre a carico dei Comuni le spese per l’arredamento, l’illuminazione, il riscaldamento, la custodia e la pulizia delle direzioni didattiche nonché la fornitura alle stesse degli stampati e degli oggetti di cancelleria”. Peraltro, l’art. 3, comma 2, della Legge n. 23/1996, prevede che nella realizzazione di interventi di realizzazione, fornitura e manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici i Comuni, per quelli da destinare a sede di Scuole materne, elementari e medie, “…provvedono altresì alle spese varie di ufficio e per l’arredamento …”. Inoltre, l’art. 826 del Cc., al comma 3 statuisce che “fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato o, rispettivamente, delle Province e dei Comuni, secondo la loro appartenenza, gli edifici destinati a sede di Uffici pubblici, con i loro arredi, e gli altri beni destinati a un pubblico servizio”. Il comma 2 dell’art. 828 del Cc. precisa che “i beni che fanno parte del patrimonio indisponibile non possono essere sottratti alla loro destinazione, se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano”. Il Dlgs. n. 267/2000 (Tuel) contiene una disciplina sul patrimonio degli Enti Locali e indicazioni sugli inventari (artt. 229, 230 e 233), con rinvio al Dlgs. n. 118/2011 ed ai relativi Principi contabili. Va aggiunto che l’art. 31, comma 4, del Decreto interministeriale n. 129/2018 (“Regolamento recante istruzioni generali sulla gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art. 1, comma 143, della Legge n. 107/2015”) ha previsto che “i beni mobili e immobili appartenenti a soggetti terzi, pubblici o privati, concessi a qualsiasi titolo alle Istituzioni scolastiche, sono iscritti in appositi e separati inventari, con l’indicazione della denominazione del soggetto concedente, del titolo di concessione e delle disposizioni impartite dai soggetti concedenti” ed il successivo art. 34 al comma 3 prevede che “nel caso in cui la gara sia andata deserta, i materiali fuori uso per cause tecniche possono essere ceduti a trattativa privata o a titolo gratuito e, in mancanza, destinati allo smaltimento, nel rispetto delle vigenti normative in materia di tutela ambientale e di smaltimento dei rifiuti”.

Dunque, premesso che gli arredi scolastici acquistati ai sensi della richiamata disciplina entrano a far parte del patrimonio comunale quali beni mobili di natura indisponibile per la loro destinazione al servizio scolastico pubblico, può concludersi che l’Ente Locale proprietario debba curare anche la fase della loro dismissione, e, in assenza di diversa disciplina regolamentare, procedere alla loro cessione, acquisendo gli eventuali ricavi, o al successivo smaltimento, sostenendone i relativi oneri. Invece, la Scuola provvederà per i propri beni in conformità con quanto previsto dal Decreto interministeriale n. 129/2018.


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