Formazione, definizione di check-list per la predisposizione delle segnalazioni, sviluppo e diffusione delle best practices, rafforzamento del team antievasione, sono alcune delle iniziative previste nel nuovo Protocollo di intesa fra Agenzia Entrate, GdF, Anci e Ifelper consolidare i risultati raggiunti con la procedura in tema di segnalazioni qualificate.
Il nuovo protocollo in tema di segnalazioni qualificate
Il 30 gennaio 2018 è stato siglato il nuovo protocollo d’intesa nazionale tra Agenzia delle entrate, Guardia di finanza, Anci e Ifel sull’accertamento dei tributi statali.
Inparticolare gli enti citati hanno convenuto di promuovere la conoscenza, il corretto utilizzo e l’eventuale implementazione delle modalità, degli strumenti e delle soluzioni atti a favorire lo sviluppo qualitativo della partecipazione dei Comuni all’attività di recupero dell’evasione dei tributi statali.
Tali obiettivi, si evidenzia nel documento, possono essere perseguiti mediante:
- lo studio delle informazioni presenti in Anagrafe Tributaria e nelle banche dati comunali, al fine di consentire ai Comuni lo sviluppo di processi di analisi del rischio utili ad individuare comportamenti evasivi ed elusivi di tributi statali e locali;
- la diffusione delle buone pratiche riscontrate sul territorio nello svolgimento delle attività di partecipazione all’accertamento, anche ai fini della loro implementazione e generalizzazione presso altre realtà locali;
- la predisposizione, mediante l’analisi delle best practices riscontrate su tutto il territorio nazionale, di linee guida per la predisposizione delle segnalazioni qualificate che i Comuni inviano alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Entrate;
- l’eventuale individuazione di sistemi informatici utili per standardizzare metodologie di intervento e per aumentare la qualità delle azioni che i Comuni possono concretamente realizzare;
- l’individuazione di referenti, per ciascuna istituzione coinvolta, a livello centrale e territoriale, al fine di superare i formalismi, comprendere sino in fondo le caratteristiche dei patrimoni informativi delle rispettive istituzioni, efficientare la fase dell’analisi di rischio mediante l’incrocio delle informazioni a disposizione, snellire le fasi istruttorie ed attribuire il giusto “peso” – in termini qualitativi – alle segnalazioni da trasmettere, confrontandosi sullo stato di lavorazione delle segnalazioni al fine di migliorarne, progressivamente, la qualità;
- la definizione di appropriati programmi di formazione tecnico-operativa rivolti al personale comunale;
- la definizione di appropriati programmi di formazione tecnico-operativa rivolti al personale dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza;
- l’individuazione di eventuali ulteriori ambiti di intervento significativi tanto per la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate che per i Comuni, ad integrazione o modifica di quelli previsti dal Provvedimento del 3 dicembre 2007;
- la soluzione di problematiche complesse ai fini della concreta attuazione del presente Protocollo, attraverso il costante contatto tra le parti contraenti;
- la costituzione, in particolare per i Comuni minori, di strutture di servizio intermedie, finalizzate a:
informatizzare e omogeneizzare l’intero patrimonio informativo a disposizione delle varie strutture/uffici dei Comuni;
facilitare gli interscambi informativi con l’Agenzia delle Entrate.
La disciplina
Il nuovo protocollo, al di là degli impegni ivi assunti,fornisce l’occasione per esaminare criticità e prospettive di sviluppo della procedura.
L’istituto della partecipazione dei comuni all’accertamento fiscale, come noto, nascegià conl’art. 44 del Dpr n. 600/1973, il quale disponeva che “I comuni partecipanoall’accertamento dei redditi delle persone fisiche … avvalendosi della collaborazionedel consiglio tributario se istituito”.
L’istituto è stato poi rivitalizzato con l’art. 1 del Dl n. 203/2005, che ha operato sul versante dell’incentivazione economica, prevedendo una compartecipazione degli stessi enti locali alle entrate derivanti dalle loro segnalazioni.
I Comuni partecipanodunque oggi, a pieno titolo,all’attività di accertamento fiscale,fornendo informazioni suscettibili di utilizzo ai fini dell’accertamento dei tributi.
Le informazioni dei Comuni a cui l’Agenzia delle Entrate attribuisce rilievo ai fini della determinazione di maggiori imponibili fiscali riguardano le posizioni soggettive in relazione alle quali sono rilevati e segnalati atti, fatti e negozi che evidenziano, “senza ulteriori elaborazioni logiche”, comportamenti evasivi ed elusivi, con particolare riguardo all’economia sommersa e all’utilizzo del patrimonio immobiliare.
Il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entratedel 3 dicembre 2007, nel dare attuazione alle disposizioni del Dl n. 203/2005, stabiliva che i Comuni partecipassero all’attività di accertamento fiscale, fornendo informazioni “suscettibili di utilizzo ai fini dell’accertamento dei tributi erariali, diretti e indiretti”.
Gli ambiti d’intervento rilevanti riguardano dunque:
- commercio e professioni
- urbanistica e territorio
- proprietà edilizie e patrimonio immobiliare
- residenze fittizie all’estero
- disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva.
Il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 29 maggio 2012ha poi ulteriormente chiarito, nel dettaglio, le posizioni soggettive cui devono riferirsi le segnalazioni e l’allegato al provvedimento riporta le “Specifiche tecniche per la trasmissione delle segnalazioni qualificate da parte dei Comuni all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza”, distinguendo, per tipologia, le segnalazioni di competenza dell’Agenzia delle Entrate da quelle di competenza della Guardia di finanza.
La procedura e le criticità
In sostanza, gli enti locali possono contribuire al contrasto all’evasione fiscale trasmettendo all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di finanza apposite “segnalazioni qualificate”, mediante l’utilizzo di canali telematici.
Le “segnalazioni qualificate” sono trasmesse tramite il sistema “Siatel v 2.0 – PuntoFisco”.
L’acronimo Siatelsta per “Sistema di Interscambio Anagrafe Tributaria Enti Locali” e consiste in un serviziodell’Agenzia delle Entrate che consente ai Comuni, alle Regioni, alle Province, alle ASL e ad altri enti pubblici diaccedere gratuitamente via web ai dati anagrafici, alle dichiarazioni dei redditi e agli atti del registro deicontribuenti, sia persone fisiche che società, e ai dati delle Commissioni Tributarie.
Per un’efficace contrasto all’evasione è quindi fondamentale il ruolo affidato ai Comuni, anche se, oggi, solo circa il 7% dei Comuni italiani coglie tale opportunità.
I Comuni potrebbero invece avere un guadagno rilevante dall’attività di contrasto all’evasione.
Possibilità di guadagno, però, come detto, ad oggi non pienamente sfruttata, come anche evidenziato dalla relazione della Corte dei Conti sull’ultimo rendiconto dello Stato per l’esercizio finanziario 2016, da cui si evince che negli ultimi cinque anni, dal 2012 al 2016, gli accertamenti effettuati dall’Agenzia delle entrate a seguito delle segnalazioni degli Enti Locali sono “crollati” del 66%, passando da 16,8 milioni di euro a 6,9 milioni di euro.
Tra le criticità alla base di tale diminuzione possiamo per esempio evidenziare le seguenti:
- La ridotta capacità di intervento dei Comuni, soprattutto piccoli, per intercettare le forme di evasione più sofisticate;
- La necessità di una riorganizzazione di risorse umane, strumentali e tecnologiche, finalizzate al recupero dell’evasione.
- Il fatto che le segnalazioni dei Comuni devono consentire di individuarecomportamenti evasivi ed elusivi “senza ulteriori elaborazioni logiche”, mettendo, in sostanza, l’Agenzia delle Entrate nella condizione di avere avvisi di accertamento che non richiedano ulteriori, onerose, istruttorie.
- La complessa “biforcazione” delle segnalazioni, a seconda del settore oggetto di contrasto, tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, laddove però solo la prima, come noto, ha il potere accertativo, con dunque una spesso inutile duplicazione di valutazione delle segnalazioni stesse.
Ben vengano dunque gli obiettivi posti nel citato Protocollo, che rappresenta senz’altro una occasione da non perdere per dare nuovo slancio alla procedura.
di Giovambattista Palumbo






