Split payment: il Decreto e la Relazione del Mef “suggeriscono” alcuni comportamenti ma non chiariscono tutti i dubbi degli Enti Locali

Split payment: il Decreto e la Relazione del Mef “suggeriscono” alcuni comportamenti ma non chiariscono tutti i dubbi degli Enti Locali

Il Decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze 23 gennaio 2015, pubblicato sulla G.U. n. 27 del 3 febbraio 2015, ha dato attuazione alle disposizioni in materia di scissione dei pagamenti (“split payment”) previste dal comma 629 dell’art. 1 della Legge n. 190/14 (“Legge di stabilità 2015”).

Al Decreto è stata allegata una Relazione tecnica che ne chiarisce i contenuti.

Il Provvedimento è certamente utile a dirimere diversi dubbi che erano sorti tra i vari operatori in questo primo mese dell’anno (Enti Locali interessati, rispettivamente, sia nella veste di committenti che operano in ambito istituzionale e commerciale, sia nella veste di fornitori di altri Enti pubblici anch’essi interessati dalle norme sullo “split payment”; fornitori di Enti Locali sia abituali che occasionali; Società di software delle rispettive parti; consulenti e formatori fiscali che collaborano con i vari interlocutori; associazioni di categoria e professionali; stampa specializzata, ecc.) ma non contribuisce a chiarire la totalità delle questioni.

In particolare, è necessario intanto comprendere come dovranno essere gestite eventuali fatture d’acquisto emesse nel mese di gennaio 2015 prima dell’emanazione del Decreto esplicativo o nei primi giorni di febbraio (in attesa che le Società di software adeguino i programmi) con la superata dicitura “Iva ad esigibilità immediata” (la cui Iva comunque non è stata presumibilmente ancora conteggiata nella liquidazione di febbraio) o con Iva ad esigibilità differita: dovranno essere rettificate con nota di credito e riemesse con la nuova dicitura “scissione dei pagamenti” o si applicherà implicitamente il nuovo sistema senza necessità di rettificare i documenti (limitandosi ad esempio ad una mera annotazione manuale) ? Dal punto di vista dell’Ente Locale acquirente/committente riteniamo che sia opportuno segnalare, laddove possibile, ai fornitori la necessità di rettificare la fattura inviata, ma in ogni caso suggeriamo, a prescindere dal contenuto formale della stessa, di procedere in base alle nuove disposizioni, come se la fattura riportasse correttamente la dicitura “scissione dei pagamenti” richiesta dal Decreto.

Inoltre, non è stato fornito alcun chiarimento operativo sui pagamenti economali avvenuti nel primo mese dell’anno, che non sembrano essere stati esclusi dall’obbligo dello “split payment”, ma che potrebbero essere stati operati per l’importo lordo, sia “nell’incertezza della norma” che per motivi tecnici.

Lo stesso vale per i pagamenti documentati da scontrino fiscale, rilasciato da parte di quei fornitori che beneficiano dell’esonero da fatturazione ai sensi dell’art. 22 del Dpr. n. 633/72.

Se da un lato la norma sullo “split payment” non esonera esplicitamente tali fornitori dalla scissione dei pagamenti e non impone nemmeno loro l’emissione di fatture, dall’altra è innegabile che le disposizioni in esame fanno riferimento espressamente a “fatture”; pertanto, se da una parte è consigliabile al momento per gli Enti Locali ricomprendere anche tali acquisti nell’obbligo di adozione dello “split payment– a differenza di quanto sinteticamente suggerito in modo poco chiaro anche in recenti faq dalla stessa Agenzia delle Entrate in risposta a quesiti posti dalla stampa specializzata e dagli operatori di Settore – dall’altra sono necessari opportuni chiarimenti di prassi (che certamente possiedono un peso maggiore di una semplice e sintetica faq) per evitare comportamenti difformi e soprattutto indicare delle procedure operative da seguire.

Occorre poi che venga fatta chiarezza anche su quegli acquisti operati da Enti Locali per i quali i fornitori sono esclusi dall’obbligo di emissione della fattura perché anch’essi sembrano rientrare nelle nuove disposizioni, ma sembrerebbe imprescindibile la richiesta, al momento del pagamento, di emissione della fattura con la dicitura “scissione dei pagamenti” (e ciò appare ovviamente poco fattibile dal punto di vista pratico per quegli acquisti di modico valore operati quotidianamente tramite i buoni economali).

Una soluzione “ponte” per aggirare il problema potrebbe essere quella di far figurare tali spese come rimborsi ai dipendenti, evitando quindi la richiesta di emissione di fattura, ma per evitare comportamenti eterogenei è certamente auspicabile un chiarimento ufficiale.

Appare da chiarire anche il comportamento da adottare sulle fatture d’acquisto riferite ad attività rilevanti Iva dell’Ente Locale committente, considerato che, in vigenza dello “split payment”, viene espressamente previsto che il regime di Iva ad esigibilità differita di cui all’art. 6, comma 5, del Dpr. n. 633/72 non è più applicabile.

Relativamente infatti agli acquisti operati in ambito istituzionale, l’Ente potrà versare l’Iva all’Erario – con Modello di pagamento “F24EP”, con codice-tributo da definire, senza possibilità di compensazione – entro il 16 del mese successivo a quello in cui è sorto il diritto all’esigibilità dell’Imposta. Tale diritto sorge col pagamento del corrispettivo al fornitore da parte dell’Ente Pubblico acquirente/committente o può essere anticipato considerando la data di ricezione della fattura, ma per le fatture d’acquisto afferenti i servizi Iva – tranne quelle soggette al regime di “reverse chargeex art. 17, comma 6, del Dpr. n. 633/72 – l’art. 5 del Decreto Mef prevede che gli Enti Locali acquirenti/committenti versino l’Iva “splittata” facendo partecipare “la medesima alla liquidazione periodica del mese o del trimestre in cui si verifica l’esigibilità della medesima, previa registrazione della fattura nel registro di cui agli artt. 23 o 24 del Dpr. n. 633/72 entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui l’Imposta è divenuta esigibile, con riferimento al mese precedente”.

Dal momento che gli artt. 23 e 24 disciplinano, come noto, i registri delle fatture di vendita e dei corrispettivi (per chi non avesse attivato il registro delle fatture di vendita), il citato art. 5 lascerebbe intendere che l’Ente Locale debba operare una doppia registrazione delle fatture negli acquisti e nelle vendite – entro il giorno 15 del mese successivo a quello in cui è sorto il diritto all’esigibilità dell’Iva da parte dell’Erario, quindi entro il giorno 15 del mese successivo al pagamento della fattura o, facoltativamente, del mese successivo alla ricezione della fattura – che determina di fatto un annullamento della relativa Iva (in pratica, lo stesso meccanismo del “reverse charge”, con la differenza però che nel caso dello “split payment“ sulle fatture è indicata l’Iva in fattura ed è presente la dicitura “scissione dei pagamenti”, mentre sulle fatture in “reverse charge” non è indicata l’Iva ed è presente la dicitura “inversione contabile”).

Se il meccanismo è effettivamente questo – ma sono auspicabili dei chiarimenti di prassi confermativi – sarà possibile procedere da subito con le registrazioni delle fatture d’acquisto afferenti i servizi Iva emesse dai fornitori dal 1° gennaio 2015, considerandole già nella liquidazione del 16 febbraio e successive, senza necessità di attendere la data del 16 aprile 2015.

Tale impostazione determinerà fisiologicamente, una volta esauriti in compensazione “verticale” Iva da Iva nei registri eventuali crediti Iva preesistenti al 2015, il versamento periodico (mensile o trimestrale) dell’Iva (in conseguenza di un saldo a debito determinato dalle sole operazioni attive), richiedendo quindi agli operatori dei Servizi “Finanziari” dei Comuni una verifica costante ogni mese o trimestre dell’importo da versare, unitamente alla verifica degli importi mensili da versare in conseguenza dello “split payment” sugli acquisti operati in ambito istituzionale.

Un’attenzione particolare dovrà poi essere prestata agli acquisti operati in ambito commerciale riferiti a servizi a totale regime di esenzioni gestiti in contabilità separata a seguito dell’esercizio dell’opzione ex art. 36 del Dpr. n. 633/72. In tal caso, la gestione dello split payment” ai sensi dell’art. 5 del Decreto Mef determinerà un saldo Iva a debito pari all’ammontare dell’Iva sulle fatture emesse in regime di “split payment”, dal momento che l’Iva sull’acquisto è invece totalmente indetraibile.

Il Decreto prevede poi la possibilità di versare l’Iva in regime di “split payment” anche, o con un distinto versamento dell’Iva dovuta per ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile, oppure in ciascun giorno del mese, con un distinto versamento dell’Iva dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’Imposta è divenuta esigibile in tale giorno – in entrambi i casi l’esigibilità è legata come detto al pagamento della fattura o, facoltativamente, alla ricezione della stessa – ma è ragionevole presumere che molti Enti Locali (in particolari i contribuenti mensili) cadenzeranno tale versamento entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento, anche per poter uniformare, con riferimento agli acquisti inerenti i servizi Iva, il calcolo del saldo Iva mensile con la procedura indicata nel citato art. 5 del Decreto Mef.

Riguardo all’ambito oggettivo di applicazione della disposizione, l’art. 1 del Decreto, rinviando a quanto stabilito dall’art. 17-ter del Dpr. n. 633/72 sopra citato, chiarisce che il regime della scissione dei pagamenti va applicato dalle Amministrazioni e dagli Enti pubblici già destinatari delle norme in materia di Iva a esigibilità differita di cui all’art. 6, comma 5, secondo periodo, del Dpr. n. 633/1972.

A titolo di esempio, sembrerebbero pertanto esclusi dallo “split payment”, in veste di acquirenti/committenti, alcuni Enti pubblici tra cui gli Enti Parco, in quanto non rientranti nella sopra citata norma (sebbene rientranti invece tra gli Enti pubblici destinatari delle norme sulla fatturazione elettronica).

Relativamente ai fornitori privati di Enti Locali (ma lo stesso vale ovviamente anche per gli Enti Locali fornitori di altri Enti pubblici rientranti nella norma sullo “split payment”), oltre a ricordare che questi devono emettere regolarmente la fattura con le indicazioni prescritte dall’art. 21 del Dpr. n. 633/72 apponendo l’annotazione ‘scissione dei pagamenti” sulla medesima, il Decreto precisa che gli stessi fornitori devono registrare la fattura nei termini indicati dagli artt. 23 e 24 dello stesso Decreto, ma non devono computare come Iva a debito l’Imposta indicata nella medesima, la quale quindi non parteciperà alla loro liquidazione periodica (a seconda dei casi, mensile o trimestrale).

Ciò dovrebbe significare implicitamente che tali fatture verranno comunque conteggiate ai fini della determinazione del volume d’affari e quindi dell’eventuale pro-rata di detraibilità.

Relativamente al versamento dell’Iva in regime di “split payment” – riguardo al quale il Decreto non prevede la possibilità di compensazione “orizzontale” con Modello “F24 ordinario”, dovrà essere utilizzato un apposito codice-tributo ed adottate 3 diverse modalità, a seconda dell’Ente interessato:

  1. a) per le Amministrazioni titolari di conti presso la Banca d’Italia, tramite Modello “F24 Enti pubblici” approvato con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 28 giugno 2013 (è il caso della maggior parte egli Enti Locali);
  2. b) per le Amministrazioni, diverse da quelle di cui alla lett. a), autorizzate a detenere un conto corrente presso una banca convenzionata con l’Agenzia delle Entrate ovvero presso Poste italiane, mediante versamento unificato di cui all’art. 17 del Decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241;
  3. c) per le Amministrazioni diverse da quelle di cui alle lett. a) e b), direttamente all’entrata del bilancio dello Stato con imputazione ad un articolo di nuova istituzione del capitolo 1203.

All’art. 6 del Decreto sono invece contenute alcune disposizioni in materia di monitoraggio dei versamenti e di controlli. Più nel dettaglio, viene previsto che l’Agenzia delle Entrate, previa intesa con la Ragioneria generale dello Stato, acquisisca ed elabori le informazioni dei versamenti effettuati nonché le informazioni contenute nelle fatture elettroniche e che, in caso di verifiche, controlli o ispezioni, le Pubbliche Amministrazioni mettano a disposizione dell’Amministrazione finanziaria, eventualmente in formato elettronico, la documentazione utile per verificare la corrispondenza tra l’importo dell’Iva dovuta e di quella versata per ciascun mese di riferimento. Non è tuttavia precisato come, specie con riferimento ai primi mesi dell’anno in cui per le forniture agli Enti Locali non vige ancora l’obbligo dell’emissione delle fatture in formato elettronico, l’Amministrazione finanziaria possa operare un corretto riscontro tra Iva dovuta ed Iva effettivamente versata (!?).

Per quanto attiene agli Organi di revisione e di controllo interni, viene richiesta agli stessi una attività di vigilanza, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, sulla corretta esecuzione dei versamenti dell’Iva da parte delle Pubbliche Amministrazioni.

Il Decreto poi rammenta che lo “split payment” non incide sulle disposizioni riferite a quei regimi per i quali l’Ente pubblico committente agisce come soggetto debitore, richiamando, a mero titolo esemplificativo, le casistiche:

– degli acquisti in ambito commerciale di beni e servizi da soggetti non residenti;

– dell’acquisto di rottami ferrosi;

– degli acquisti intracomunitari di beni.

Alle suddette casistiche, alle quali vanno ad esempio certamente aggiunte quelle introdotte dallo stesso comma 629 della “Legge di stabilità 2015”, riferite al “reverse charge“ applicabile, solo per forniture in ambito Iva, alle spese per pulizie, installazione impianti, demolizione e completamento di edifici.

Viene poi attuata, a tutela dei fornitori degli Enti pubblici interessati allo “split payment”, la previsione del comma 630 della “Legge di stabilità 2015”, includendo i soggetti passivi che effettuano le operazioni di cui all’art. 17-ter del Dpr. n. 633/72 fra le categorie di contribuenti per i quali i rimborsi dell’Iva sono eseguiti in via prioritaria ai sensi dell’art. 38-bis, comma 10, dello stesso Decreto Iva, entro il limite dell’ammontare complessivo dell’Imposta applicata alle operazioni interessate, effettuate nel periodo in cui è venuto ad esistenza il credito Iva.

Infine, all’art. 9 del Decreto Mef, coerentemente con i contenuti del Comunicato-stampa n. 7 del 9 gennaio 2015, si prevede che il meccanismo della scissione dei pagamenti si applica alle sole operazioni fatturate a partire dal 1° gennaio 2015 per le quali l’esigibilità dell’Imposta si verifica successivamente alla stessa data, escludendo quindi le fatture emesse nel 2014.

Tuttavia, fino all’adeguamento dei sistemi informativi relativi alla gestione amministrativo-contabile delle Amministrazioni centrali dello Stato, e in ogni caso non oltre il 31 marzo 2015, viene previsto che le Amministrazioni individuate nell’art. 1 del presente Decreto accantonino le somme occorrenti per il successivo versamento dell’Iva, procedendo poi col versamento entro il 16 aprile 2015.

Peraltro, con riferimento agli acquisti operati dagli Enti Locali nell’ambito dei servizi Iva, in caso di fatture emesse dal 1° gennaio 2015 e già pagate durante il primo trimestre, l’Iva potrà come detto essere inserita in liquidazione anche prima delle suddette date, seguendo la procedura di cui all’art. 5 del Decreto, precedentemente illustrata.

di Francesco Vegni


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